
Papa Leone XIV parte da Roma giovedì mattina per il suo primo viaggio apostolico internazionale. Il viaggio di sei giorni includerà visite in Turchia e Libano. / Vatican Media
Città del Vaticano, 26 novembre 2025 / 15:35 (CNA).
Papa Leone XIV lascerà Roma giovedì mattina per il suo primo viaggio apostolico internazionale. Il viaggio, di ampio respiro — che abbraccia storici incontri ecumenici, gesti di preghiera profondamente simbolici e visite pastorali a comunità cristiane sotto pressione — mira a mettere in luce le priorità del Papa: unità, pace e incoraggiamento in una regione segnata sia da un'antica fede che da sofferenze attuali.
Il decollo dell'aereo papale è previsto per le 7:40 dall'aeroporto di Fiumicino, diretto verso la capitale della Turchia, Ankara. All'arrivo, il Papa visiterà il Mausoleo di Atatürk, costruito in onore di Mustafa Kemal Atatürk, fondatore e primo presidente della Repubblica Turca. Si recherà poi al Palazzo Presidenziale per un incontro con il Presidente Recep Tayyip Erdoğan e un discorso alle autorità, ai rappresentanti della società civile e al corpo diplomatico. Il Papa non pernotterà ad Ankara, ma proseguirà in aereo per Istanbul lo stesso giorno.
Una visita incentrata sull'ecumenismo
La visita in Turchia è incentrata sul 1700° anniversario del Primo Concilio di Nicea. Il Papa parteciperà a un momento di preghiera ecumenica a Iznik, luogo dello storico concilio che articolò l'insegnamento cristiano sulla natura di Cristo e affermò il Credo niceno. Il concilio emanò anche norme disciplinari e stabilì una data comune per la Pasqua.
Durante il suo soggiorno, il Papa prenderà parte a diverse cerimonie e dovrebbe firmare una dichiarazione congiunta con il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I. Visiterà inoltre la Moschea Blu di Istanbul.
Una notevole omissione nell'itinerario del Papa è Santa Sofia, la chiesa bizantina trasformata in moschea che il governo turco aveva designato come museo aperto a tutte le fedi nel XX secolo. Papa Francesco visitò il monumento nel 2014, durante l'ultimo viaggio papale in Turchia, ma dichiarò di essere rimasto “profondamente addolorato” quando il governo lo ha riconvertito in moschea sei anni dopo. Anche il Patriarca Bartolomeo ha protestato contro tale cambiamento.
La visita di Papa Leone riveste un significato particolare per la piccola comunità cristiana turca, che guarda al Papa in cerca di sostegno e incoraggiamento. Il motto della visita è “Un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo”. La comunità cattolica è stata testimone di diversi attacchi negli ultimi decenni, come l'uccisione di padre Andrea Santoro a Trebisonda nel 2006 e l'assassinio del Vicario Apostolico dell'Anatolia, monsignor Luigi Padovese, nel 2010. Nel 2024, due persone hanno attaccato la chiesa di Santa Maria nel distretto di Sariyer a Istanbul durante la Santa Messa, causando la morte di una persona presente alla funzione. Lo Stato Islamico ha rivendicato la responsabilità dell'ultimo attacco.
I cristiani hanno dovuto affrontare, come il resto della popolazione, le conseguenze economiche della grave inflazione della lira turca, la valuta nazionale, negli ultimi anni. Hanno inoltre sopportato gli effetti devastanti del terremoto che ha colpito la Turchia meridionale nel febbraio 2023.
Un messaggio di pace per il Libano
Dopo la Turchia, il Papa si recherà in Libano. Parlando ai giornalisti il mese scorso, ha affermato che lì avrà “l'opportunità di proclamare ancora una volta il messaggio di pace in Medio Oriente, in un Paese che ha sofferto così tanto”.
L'itinerario di Leone in Libano mette in luce sia le profonde radici cristiane della nazione che i suoi recenti traumi. Il Papa visiterà la tomba di San Charbel, un venerato santo maronita, ad Annaya, incontrerà i giovani fuori dal Patriarcato maronita a Bkerke e trascorrerà del tempo in preghiera silenziosa nel luogo dell'esplosione del porto di Beirut del 2020, che ha ucciso più di 236 persone e ne ha ferite oltre 7.000, secondo Human Rights Watch.
La comunità cristiana del Libano ha sopportato anni di difficoltà: dal collasso economico del 2019 all'esplosione del 2020, fino ai continui scontri tra Israele e Hezbollah dall'ottobre 2023. Sebbene indeboliti dall'emigrazione e dalla crisi, i cristiani rimangono centrali nella vita politica e sociale della nazione: il presidente, il comandante dell'esercito e il governatore della banca centrale devono essere tutti cattolici maroniti, e il Parlamento è equamente diviso tra cristiani e musulmani.
Molti cristiani libanesi hanno lasciato il Paese in cerca di stabilità e opportunità economiche. Per coloro che rimangono, la presenza del Papa è ampiamente vista come un segno di speranza, in particolare durante l'Anno del Giubileo della Speranza 2025.
