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La vanità è un peccato? Sì, quando significa vivere per l'ammirazione degli altri



  • La vanità è un peccato quando significa vivere per l'ammirazione degli altri, e il nome che la tradizione dà a questo è vana gloria.
  • La “vanità” dell'Ecclesiaste è l'ebraico hevel, respiro o vapore, e indica quanto la vita sia breve e futile; non è un peccato.
  • Dove la versione di Re Giacomo dice “vana gloria” in Filippesi 2:3, il greco è kenodoxia, gloria vuota, e “desiderosi di vana gloria” in Galati 5:26 è l'aggettivo correlato kenodoxos.
  • Gregorio Magno fece dell'orgoglio la radice di sette vizi principali e pose la vana gloria al primo posto tra essi, mentre l'elenco odierno nel Catechismo 1866 nomina l'orgoglio al suo posto.
  • Tommaso d'Aquino insegnava che la vana gloria è un peccato veniale a meno che non vada contro la carità, come quando una persona preferisce la lode umana a Dio.
  • Prendersi cura del proprio aspetto non è proibito: Calvino, Tommaso d'Aquino e Wesley sostenevano tutti che le parole del Nuovo Testamento sull'ornamento non condannano l'ordine o la cura moderata.

Vanity is a sin when it means living for other people’s admiration, for praise of our looks, gifts or success. Christian tradition calls this vainglory, has counted it among the capital sins, and traces it to pride. The “vanity” of Ecclesiastes is another word, the Hebrew hevel, breath. It names life’s brevity and futility; it is no sin. The two meanings meet in one picture. Hevel is breath, here for a moment and then gone, and the praise vanity runs…

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