L'Islam insegna a picchiare la propria moglie?

  • Il Corano 4:34 elenca tre misure per un marito che teme il nushuz (disobbedienza) della moglie: ammonirla, lasciarla nel letto e wadribuhunna, solitamente tradotto come “colpirle” o “picchiarle”.
  • I commentatori e i giuristi classici leggevano il versetto come il permesso di dare un colpo come ultima risorsa, che non deve ferire o toccare il viso; la scuola Shafi’i lo classificava come sconsigliato (makruh).
  • Alcuni hadith sconsigliano di picchiare le mogli (Sahih al-Bukhari 5204; Sunan Abi Dawud 2146), mentre altri, come il Sermone d'Addio in Sahih Muslim 1218, consentono il castigo “ma non severamente”.
  • Le posizioni musulmane moderne spaziano da un permesso limitato e un gesto simbolico a letture di daraba come “allontanarsi”, “separarsi” o “avere rapporti sessuali con loro”.
  • I traduttori differiscono: Pickthall usa “flagellarle”, Abdel Haleem “poi colpirle”, Ahmed Ali “andare a letto con loro” e Laleh Bakhtiar “allontanarsi da loro”.
  • Il Nuovo Testamento dice ai mariti di amare le proprie mogli e di non essere duri con loro (Efesini 5:25; Colossesi 3:19), e i vescovi cattolici statunitensi definiscono la violenza contro le donne “mai giustificata”.

No, not as a duty. Classical Muslim scholars read one verse of the Qur’an, 4:34, as permitting a husband to strike a defiant wife as a last resort, without injury and never on the face. Many Muslim scholars today read the verse as a symbolic gesture, as a narrow permission, or as not meaning “strike” at all. What does Qur’an 4:34 say? The verse belongs to the fourth chapter of the Qur’an, Surat al-Nisa (“Women”). In the Saheeh International translation,…

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