Per ulteriore contesto, si prega di leggere la nostra introduzione all'arianesimo e Biografia di Ario.

Lettera di Ario a Eusebio di Nicomedia
c. 319 d.C.
(da Teodoreto, Storia Ecclesiastica, I, IV. LPNF, ser. 2, vol. 3, 41.
Al suo carissimo signore, uomo di Dio, fedele e ortodosso Eusebio, Ario, ingiustamente perseguitato da Alessandro il Papa, a causa di quella verità onnicomprensiva di cui anche tu sei un campione, invia saluti nel Signore.
Mio padre Ammonio, in procinto di partire per Nicomedia, ho ritenuto mio dovere salutarti tramite lui e informare quell'affetto naturale che nutri verso i fratelli per amore di Dio e del Suo Cristo, che il vescovo ci perseguita duramente e non lascia nulla di intentato contro di noi. Ci ha cacciati dalla città come atei, perché non concordiamo con ciò che predica pubblicamente, ovvero: Dio sempre, il Figlio sempre; come il Padre così il Figlio; il Figlio coesiste ingenerato con Dio; Egli è eterno; né per pensiero né per alcun intervallo Dio precede il Figlio; sempre Dio, sempre Figlio; egli è generato dall'ingenerato; il Figlio è da Dio stesso. Eusebio, tuo fratello vescovo di Cesarea, Teodoto, Paolino, Atanasio, Gregorio, Ezio e tutti i vescovi d'Oriente sono stati condannati perché dicono che Dio ha avuto un'esistenza precedente a quella del Suo Figlio; eccetto Filogonio, Ellanico e Macario, che sono uomini ignoranti e che hanno abbracciato opinioni eretiche. Alcuni di loro dicono che il Figlio è un'eruttazione, altri che è una produzione, altri che è anch'Egli ingenerato. Queste sono empietà che non possiamo ascoltare, anche se gli eretici ci minacciano di mille morti. Ma noi diciamo, crediamo, abbiamo insegnato e insegniamo che il Figlio non è ingenerato; e che non deriva la sua sussistenza da alcuna materia; ma che per Sua propria volontà e consiglio è sussistito prima del tempo e prima dei secoli, come Dio perfetto, unigenito e immutabile, e che prima di essere generato, o creato, o destinato, o stabilito, Egli non era. Poiché non era ingenerato. Siamo perseguitati perché diciamo che il Figlio ha un inizio, ma che Dio è senza inizio. Questa è la causa della nostra persecuzione, e parimenti perché diciamo che Egli è dal non esistente. E diciamo questo perché Egli non è parte di Dio, né di alcun essere essenziale. Per questo siamo perseguitati; il resto lo sai. Ti saluto nel Signore, ricordando le nostre afflizioni, mio compagno lucianista e vero Eusebio.

Epistola cattolica di Alessandro di Alessandria
319 d.C.
(ANF, 6, 296-298.)
Ai nostri amati e reverendissimi confratelli della Chiesa Cattolica in ogni luogo, Alessandro invia saluti nel Signore:
- Poiché il corpo della Chiesa Cattolica è uno, ed è comandato nella Sacra Scrittura che dobbiamo mantenere il vincolo dell'unanimità e della pace, ne consegue che dobbiamo scrivere e significare l'un l'altro le cose che sono fatte da ciascuno di noi; affinché, se un membro soffre o gioisce, possiamo tutti soffrire o gioire insieme. Nella nostra diocesi, dunque, non molto tempo fa, sono usciti uomini senza legge, avversari di Cristo, che insegnano agli uomini ad apostatare; cosa che, a buon diritto, si potrebbe sospettare e chiamare precursore dell'Anticristo. Volevo coprire la questione nel silenzio, affinché forse il male potesse esaurirsi nei soli capi dell'eresia e non si diffondesse in altri luoghi per contaminare le orecchie dei più semplici. Ma poiché Eusebio, l'attuale vescovo di Nicomedia, immaginando che con lui riposino tutte le questioni ecclesiastiche, poiché, avendo lasciato Berito e rivolto lo sguardo alla chiesa dei Nicomedi, e nessuna punizione gli è stata inflitta, è posto sopra questi apostati, e ha intrapreso a scrivere ovunque, lodandoli, se in qualche modo può trarre in inganno alcuni ignoranti verso questa vergognosa eresia anticristiana; è diventato necessario per me, conoscendo ciò che è scritto nella legge, non rimanere più in silenzio per annunciare a tutti voi, affinché possiate conoscere sia coloro che sono diventati apostati, sia le miserabili parole della loro eresia; e se Eusebio scrive, di non prestargli ascolto.
- Poiché egli, desiderando con il loro aiuto rinnovare quella antica malvagità della sua mente, riguardo alla quale è rimasto per un tempo in silenzio, finge di scrivere per loro conto, ma prova con i fatti che si sta adoperando per farlo per proprio conto. Ora gli apostati dalla Chiesa sono questi: Ario, Achille, Aitales, Carpones, l'altro Ario, Sarmate, che erano precedentemente sacerdoti; Euzoius, Lucio, Giulio, Mena, Elladio e Gaio, precedentemente diaconi; e con loro Secondo e Teona, che un tempo erano chiamati vescovi. E le parole inventate da loro, e dette contrariamente alla mente della Scrittura, sono le seguenti: “Dio non è stato sempre il Padre; ma c'è stato un tempo in cui Dio non era il Padre. Il Verbo di Dio non è stato sempre, ma è stato fatto 'dalle cose che non sono'; poiché Colui che è Dio ha modellato il non esistente dal non esistente; perciò c'è stato un tempo in cui Egli non era. Poiché il Figlio è una cosa creata e una cosa fatta: né è simile al Padre nella sostanza; né è il vero e naturale Verbo del Padre; né è la Sua vera Sapienza; ma è una delle cose modellate e fatte. Ed è chiamato, per un'errata applicazione dei termini, Verbo e Sapienza, poiché Egli stesso è fatto dal proprio Verbo di Dio, e da quella sapienza che è in Dio, nella quale, come Dio ha fatto tutte le altre cose, così ha fatto anche Lui. Perciò Egli è per Sua stessa natura mutevole e mutabile, al pari di altri esseri razionali. Anche il Verbo è alieno e separato dalla sostanza di Dio. Il Padre è anche ineffabile per il Figlio; poiché né il Verbo conosce perfettamente e accuratamente il Padre, né può vederLo perfettamente. Poiché nemmeno il Figlio conosce la propria sostanza così com'è. Poiché Egli è stato fatto per noi, affinché per mezzo Suo come per mezzo di uno strumento Dio potesse crearci; né sarebbe esistito se Dio non avesse voluto crearci. Qualcuno ha chiesto loro se il Figlio di Dio potesse cambiare proprio come il diavolo è cambiato; e non hanno temuto di rispondere che può; poiché essendo stato fatto e creato, è di natura mutabile.”
- Poiché coloro che seguono Ario dicono queste cose e le sostengono sfacciatamente, noi, riunendoci con i Vescovi d'Egitto e della Libia, quasi cento in numero, li abbiamo anatematizzati, insieme ai loro seguaci. Ma coloro che seguono Eusebio li hanno accolti, sforzandosi seriamente di mescolare la falsità con la verità, l'empietà con la pietà. Ma non prevarranno; poiché la verità prevale, e non c'è comunione tra luce e tenebre, nessuna concordia tra Cristo e Belial. Perché chi ha mai sentito tali cose? O chi, ora sentendole, non si stupisce e non si tappa le orecchie affinché la contaminazione di queste parole non li tocchi? Chi che sente Giovanni dire: “In principio era il Verbo”, non condanna coloro che dicono che c'è stato un tempo in cui Egli non era? Chi che sente queste parole del Vangelo, “l'unigenito Figlio”; e, “per mezzo di Lui tutte le cose sono state fatte”, non odierà coloro che dichiarano che Egli è una delle cose fatte? Perché come può Egli essere una delle cose fatte da Lui? O come sarà l'unigenito colui che, come dicono, è annoverato con tutti gli altri, se è una cosa fatta e creata? E come può essere fatto di cose che non sono, quando il Padre dice: “Il mio cuore ha eruttato un buon Verbo”; e, “Dal grembo, prima della stella del mattino ti ho generato”? O come è dissimile dalla sostanza del Padre, colui che è l'immagine perfetta e lo splendore del Padre, e che dice: “Chi ha visto Me ha visto il Padre”? E come, se il Figlio è il Verbo o Sapienza e Ragione di Dio, c'è stato un tempo in cui Egli non era? È tutto come se dicessero che c'è stato un tempo in cui Dio era senza ragione e sapienza. Come, inoltre, può essere mutevole e mutabile colui che dice di Sé: “Io sono nel Padre e il Padre è in Me”, e, “Io e il Padre Mio siamo uno”; e per mezzo del profeta, “Io sono il Signore, non cambio”? Perché anche se un detto può riferirsi al Padre Stesso, tuttavia sarebbe ora più appropriatamente detto del Verbo, perché quando divenne uomo, non cambiò; ma, come dice l'apostolo, “Gesù Cristo, lo stesso ieri, oggi e per sempre”. Chi li ha indotti a dire che per noi Egli è stato fatto; sebbene Paolo dica, “per il quale sono tutte le cose, e per mezzo del quale sono tutte le cose?”
- Ora riguardo alla loro blasfema asserzione di coloro che dicono che il Figlio non conosce perfettamente il Padre, non dobbiamo meravigliarci: poiché avendo una volta deciso nella loro mente di muovere guerra contro Cristo, impugnano anche queste Sue parole: “Come il Padre conosce Me, così conosco il Padre”. Perciò, se il Padre conosce il Figlio solo in parte, allora è evidente che il Figlio non conosce perfettamente il Padre. Ma se è malvagio parlare così, e se il Padre conosce perfettamente il Figlio, è chiaro che, come il Padre conosce il Suo proprio Verbo, così anche il Verbo conosce il Suo proprio Padre, di cui Egli è il Verbo.
- Dicendo queste cose, e spiegando le divine Scritture, li abbiamo spesso confutati. Ma essi, come camaleonti, cambiando i loro sentimenti, si sforzano di rivendicare per sé quel detto: “Quando viene l'empio, viene anche il disprezzo”. Prima di loro, molte eresie esistevano, le quali, avendo osato più del dovuto, sono cadute nella follia. Ma questi con tutte le loro parole hanno tentato di eliminare la Divinità di Cristo, hanno fatto sembrare giusti quelli, poiché si sono avvicinati di più all'Anticristo. Perciò sono stati scomunicati e anatematizzati dalla Chiesa. E, sebbene ci addolori la distruzione di questi uomini, specialmente che dopo aver appreso una volta la dottrina, ora siano tornati indietro; tuttavia non ce ne meravigliamo; poiché proprio questo hanno sofferto Imeneo e Fileto, e prima di loro Giuda, che, sebbene seguisse il Salvatore, in seguito divenne un traditore e un apostata. Riguardo a questi stessi uomini, non ci mancano gli avvertimenti, poiché il Signore predisse: “Guardate che non siate ingannati: poiché molti verranno nel Mio nome, dicendo: Io sono Cristo; e il tempo si avvicina: non andate dunque dietro a loro”. Anche Paolo, avendo appreso queste cose dal Salvatore, scrisse: “Negli ultimi tempi alcuni si allontaneranno dalla fede, dando retta a spiriti seduttori e dottrine di demoni che si allontanano dalla verità”.
- Poiché, dunque, il nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo ci ha esortato Egli stesso in tal modo, e per mezzo del Suo apostolo ci ha significato tali cose; noi, che abbiamo udito la loro empietà con le nostre orecchie, abbiamo coerentemente anatematizzato tali uomini, come ho già detto, e li abbiamo dichiarati alieni dalla Chiesa Cattolica e dalla fede, e abbiamo reso nota la cosa ai vostri onoratissimi confratelli, alla vostra pietà, affinché non riceviate nessuno di loro, qualora dovessero avventurarsi sconsideratamente a venire da voi, e affinché non diate fiducia a Eusebio o a chiunque altro scriva riguardo a loro. Poiché conviene a noi cristiani allontanarci con avversione da tutti coloro che parlano o pensano contro Cristo, come avversari di Dio e distruttori di anime, e “non augurare loro nemmeno il bene, per non diventare in alcun momento partecipi delle loro opere malvagie”, come ingiunge il beato Giovanni. Salutate i fratelli che sono con voi. Coloro che sono con me vi salutano.

Lettera di Ario ad Alessandro di Alessandria (estratto)
320 d.C.
(da Atanasio, De Synodis, 16. LNPF ser. 2, vol. 4, 458)
La nostra fede dai nostri antenati, che abbiamo anche appreso da te, Beato Papa, è questa: Riconosciamo un solo Dio, solo Ingenerato, solo Eterno, solo Senza Inizio, solo Vero, solo avente Immortalità, solo Saggio, solo Buono, solo Sovrano; Giudice, Governatore e Provvidenza di tutti, inalterabile e immutabile, giusto e buono, Dio della Legge e dei Profeti e del Nuovo Testamento; che ha generato un Figlio Unigenito prima dei tempi eterni, per mezzo del quale ha fatto sia i secoli che l'universo; e lo ha generato, non in sembianza, ma in verità; e che lo ha fatto sussistere per Sua propria volontà, inalterabile e immutabile; creatura perfetta di Dio, ma non come una delle creature; prole, ma non come una delle cose generate; né come Valentino ha pronunciato che la prole del Padre fosse un'emissione; né come Manicheo ha insegnato che la prole fosse una porzione del Padre, una nell'essenza; o come Sabellio, dividendo la Monade, parla di un Figlio-e-Padre; né come Ieraca, di una torcia dall'altra, o come una lampada divisa in due; né che Egli fosse prima, fosse successivamente generato o ricreato in un Figlio, come tu stesso, Beato Papa, nel mezzo della Chiesa e in sessione hai spesso condannato; ma, come diciamo, per volontà di Dio, creato prima dei tempi e dei secoli, e ottenendo vita ed essere dal Padre, che ha dato sussistenza alle Sue glorie insieme a Lui. Poiché il Padre non si è privato, nel dargli l'eredità di tutte le cose, di ciò che ha ingeneratamente in Sé; poiché Egli è la Fonte di tutte le cose. Così ci sono Tre Sussistenze. E Dio, essendo la causa di tutte le cose, è Senza Inizio e del tutto Solo, ma il Figlio essendo generato fuori dal tempo dal Padre, ed essendo creato e fondato prima dei secoli, non era prima della Sua generazione, ma essendo generato fuori dal tempo prima di tutte le cose, solo è stato fatto sussistere dal Padre. Poiché Egli non è eterno o coeterno o co-originario con il Padre, né ha il Suo essere insieme al Padre, come alcuni parlano di relazioni, introducendo due inizi ingenerati, ma Dio è prima di tutte le cose essendo Monade e Inizio di tutto. Perciò anche Egli è prima del Figlio; come abbiamo appreso anche dalla tua predicazione nel mezzo della Chiesa. Finché dunque da Dio Egli ha essere, e glorie, e vita, e tutte le cose gli sono consegnate, in tal senso Dio è la Sua origine. Poiché Egli è sopra di Lui, essendo il Suo Dio, e prima di Lui. Ma se i termini “da Lui”, e “dal grembo”, e “Io sono uscito dal Padre, e sono venuto” (Rom. xi. 36; Sal. cx. 3; Giov. xvi. 28) sono intesi da alcuni come se fossero una parte di Lui, una nell'essenza o come un'emissione, allora il Padre è secondo loro composto e divisibile e alterabile e materiale, e, per quanto arriva la loro credenza, ha le circostanze di un corpo, Lui che è il Dio incorporeo.

Lettera di Alessandro di Alessandria ad Alessandro di Costantinopoli
324 d.C.
(ANF, 6, 291-296.)
Al reverendissimo e affine fratello, Alessandro, Alessandro invia saluti nel Signore;
- La volontà ambiziosa e avida degli uomini malvagi è sempre solita tendere insidie a quelle chiese che sembrano più grandi, attaccando con vari pretesti la pietà ecclesiastica di tali chiese. Poiché, incitati dal diavolo che opera in loro, verso la brama di ciò che è posto davanti a loro, e gettando via ogni scrupolo religioso, calpestano il timore del giudizio di Dio. Riguardo a queste cose, io che soffro, ho ritenuto necessario mostrarlo alla vostra pietà, affinché possiate essere consapevoli di tali uomini, che nessuno di loro presuma di mettere piede nelle vostre diocesi, né da solo né tramite altri; poiché questi stregoni sanno come usare l'ipocrisia per compiere le loro frodi; e impiegare lettere composte e adornate di menzogne, che sono in grado di ingannare un uomo intento a una fede semplice e sincera. Ario, dunque, e Achille, avendo recentemente cospirato, emulando l'ambizione di Colluto, si sono rivelati assai peggiori di lui. Poiché Colluto, che rimprovera proprio questi uomini, trovò qualche pretesto per il suo scopo malvagio; ma costoro, contemplando il suo assalto a Cristo, non sopportarono più di essere soggetti alla Chiesa; ma costruendosi tane di ladri, tengono in esse le loro assemblee incessantemente, dirigendo notte e giorno le loro calunnie contro Cristo e contro di noi. Poiché, poiché mettono in discussione ogni dottrina pia e apostolica, alla maniera dei Giudei, hanno costruito un'officina per contendere contro Cristo, negando la divinità del nostro Salvatore e predicando che Egli è solo uguale a tutti gli altri. E avendo raccolto tutti i passi che parlano del Suo piano di salvezza e della Sua umiliazione per noi, cercano da questi di raccogliere la predicazione della loro empietà, ignorando del tutto i passi in cui è esposta la Sua eterna divinità e l'ineffabile gloria con il Padre. Poiché, dunque, sostengono l'empia opinione su Cristo, che è sostenuta dai Giudei e dai Greci, in ogni modo possibile si sforzano di ottenere la loro approvazione; occupandosi di tutte quelle cose che sono soliti deridere in noi, e suscitando quotidianamente contro di noi sedizioni e persecuzioni. E, ci trascinano davanti ai tribunali dei giudici, attraverso rapporti con donne sciocche e disordinate, che hanno indotto in errore; altre volte gettano obbrobrio e infamia sulla religione cristiana, le loro giovani fanciulle vagano vergognosamente per ogni villaggio e strada. Anzi, persino la tunica indivisibile di Cristo, che i Suoi carnefici non vollero dividere, questi miserabili hanno osato strappare.
- E noi, sebbene abbiamo scoperto piuttosto tardi, a causa della loro dissimulazione, il loro modo di vivere e i loro tentativi empi, con il suffragio comune di tutti li abbiamo scacciati dalla congregazione della Chiesa che adora la divinità di Cristo. Ma essi, correndo qua e là contro di noi, hanno iniziato a rivolgersi ai nostri colleghi che sono della nostra stessa opinione; in apparenza, fingendo di cercare pace e concordia, in realtà cercando di attirare alcuni di loro con belle parole verso le proprie malattie, chiedendo loro lunghe lettere prolisse, affinché leggendole agli uomini che hanno ingannato, possano renderli impenitenti negli errori in cui sono caduti, e ostinati nell'empietà, come se avessero vescovi che pensano la stessa cosa e sono dalla loro parte. Le cose che tra noi hanno insegnato e fatto erroneamente, e a causa delle quali sono stati espulsi da noi, non le confessano affatto a loro; o le passano sotto silenzio, o gettando un velo su di esse, con parole e scritti simulati li ingannano. Nascondendo, dunque, la loro dottrina pestilenziale con il loro discorso specioso e lusinghiero, circuiscono i più semplici e coloro che sono aperti alla frode, né risparmiano nel frattempo di calunniare la nostra pietà presso tutti. Di qui accade che alcuni, sottoscrivendo le loro lettere, li ricevano nella, sebbene a mio parere la colpa maggiore ricada su quei ministri che osano fare ciò; perché non solo la regola apostolica non lo permette, ma l'opera del diavolo in questi uomini contro Cristo è in questo modo più fortemente accesa. Perciò senza indugio, fratelli, mi sono mosso per mostrarvi l'infedeltà di questi uomini che dicono che ci fu un tempo in cui il Figlio di Dio non era; e che Colui che non era prima, venne all'esistenza in seguito, diventando tale, quando alla fine fu fatto, proprio come ogni uomo è solito nascere. Poiché, dicono, Dio fece tutte le cose da cose che non sono, comprendendo persino il Figlio di Dio nella creazione di tutte le cose razionali e irrazionali. A queste cose aggiungono come conseguenza che Egli è di natura mutevole, e capace sia di virtù che di vizio. E questa ipotesi essendo una volta assunta, che Egli è “da cose che non sono”, rovesciano le sacre scritture riguardanti la Sua eternità, che significano l'immutabilità e la divinità della Sapienza e del Verbo, che sono Cristo.
- Noi, dunque, dicono questi uomini malvagi, possiamo anche essere figli di Dio proprio come Lui. Poiché è scritto: “Ho nutrito e fatto crescere figli”. Ma quando fu obiettato loro ciò che segue, “ed essi si sono ribellati a me”, che non è applicabile alla natura del Salvatore, che è di natura immutabile; essi, gettando via ogni riverenza religiosa, dicono che Dio, poiché prevedeva e aveva previsto che il Suo Figlio non si sarebbe ribellato a Lui, lo scelse tra tutti. Poiché non lo scelse come avente per natura qualcosa di speciale oltre ai Suoi altri figli, poiché nessuno è per natura figlio di Dio, come dicono; né come avente alcuna proprietà peculiare sua; ma Dio scelse Lui che era di natura mutevole, a causa dell'accuratezza dei Suoi modi e della Sua pratica, che in nessun modo si volse verso ciò che è male; così che, se Paolo e Pietro avessero lottato per questo, non ci sarebbe stata alcuna differenza tra la loro figliolanza e la Sua. E per confermare questa dottrina folle, giocando con la Sacra Scrittura, portano avanti ciò che è detto nei Salmi riguardo a Cristo: “Tu ami la giustizia e odi l'iniquità: perciò Dio, il tuo Dio, ti ha unto con olio di letizia sopra i tuoi compagni”,
- Ma che il Figlio di Dio non sia stato fatto “da cose che non sono”, e che non ci sia stato alcun “tempo in cui Egli non era”, l'evangelista Giovanni lo mostra sufficientemente, quando scrive così di Lui: “Il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre”. Poiché poiché quel divino maestro intendeva mostrare che il Padre e il Figlio sono due cose inseparabili l'una dall'altra, parlò di Lui come essendo nel seno del Padre. Ora che anche il Verbo di Dio non è compreso nel numero delle cose che furono create “da cose che non sono”, lo stesso Giovanni dice: “Tutte le cose sono state fatte per mezzo di Lui”. Poiché espose la Sua propria personalità, dicendo: “In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio. Tutte le cose sono state fatte per mezzo di Lui; e senza di Lui non è stata fatta alcuna cosa che è stata fatta”. Poiché se tutte le cose sono state fatte per mezzo di Lui, come avviene che Colui che diede alle cose che sono fatte la loro esistenza, a un certo punto Egli stesso non era. Poiché il Verbo che crea non deve essere definito come avente la stessa natura delle cose che sono fatte; poiché Egli era nel principio, e tutte le cose sono state fatte per mezzo di Lui, e modellate “da cose che non sono”. ciò che è sembra essere contrario e lontano da quelle cose che sono fatte “da cose che non sono”. Poiché ciò mostra che non c'è intervallo tra il Padre e il Figlio, poiché nemmeno nel pensiero la mente può immaginare alcuna distanza tra loro. Ma che il mondo sia stato creato “da cose che non sono”, indica un'origine più recente e successiva della sostanza, poiché l'universo riceve un'essenza di questo tipo dal Padre per mezzo del Figlio. Quando, dunque, il piissimo Giovanni contemplò l'essenza del Verbo divino a una distanza molto grande, e come posta al di là di ogni concezione di quelle cose che sono generate, non ritenne opportuno parlare della Sua generazione e creazione; non osando designare il Creatore negli stessi termini delle cose che sono fatte. Non che il Verbo sia ingenerato, poiché il Padre solo è ingenerato perché l'inspiegabile sussistenza del Figlio unigenito trascende l'acuta comprensione degli evangelisti, e forse anche degli angeli.
- Perciò non credo che debba essere annoverato tra i pii colui che presume di indagare su qualsiasi cosa oltre queste cose, non ascoltando questo detto: “Non cercare le cose che sono troppo difficili per te, né indagare le cose che sono al di sopra delle tue forze”. Poiché se la conoscenza di molte altre cose che sono incomparabilmente inferiori a questa, sono nascoste alla comprensione umana, come nell'apostolo Paolo: “Occhio non vide, né orecchio udì, né entrarono nel cuore dell'uomo, le cose che Dio ha preparato per coloro che Lo amano”. Come anche Dio disse ad Abramo, che “non poteva contare le stelle”; e quel passo: “Chi può contare la sabbia del mare, e le gocce di pioggia?” Come potrà qualcuno essere in grado di indagare troppo curiosamente la sussistenza del Verbo divino, a meno che non sia colpito da frenesia? Riguardo alla quale lo Spirito di profezia dice: “Chi dichiarerà la sua generazione?” E il nostro Salvatore stesso, che benedice i pilastri di tutte le cose nel mondo, cercò di sgravare loro dalla conoscenza di queste cose, dicendo che comprenderlo era del tutto al di là della loro natura, e che al Padre solo apparteneva la conoscenza di questo mistero divinissimo. “Poiché nessuno”, dice Egli, “conosce il Figlio se non il Padre: né alcuno conosce il Padre, se non il Figlio”. Di questa cosa penso anche che il Padre abbia parlato, nelle parole: “Il mio segreto è per Me e per i Miei”.
- Ora che è una cosa folle pensare che il Figlio sia stato fatto da cose che non sono, e che sia stato nel tempo, l'espressione “da cose che non sono”, lo mostra essa stessa, sebbene questi uomini stupidi non comprendano la follia delle loro stesse parole. Poiché l'espressione “non era”, dovrebbe essere calcolata nel tempo, o in qualche luogo di un'epoca. Ma se è vero che “tutte le cose sono state fatte per mezzo di Lui”, è stabilito che sia ogni epoca e tempo e tutto lo spazio, e quel “quando” in cui si trova il “non era”, è stato fatto da Lui. Ed è assurdo che Colui che ha modellato i tempi e le epoche e le stagioni, in cui quel “non era” è mescolato, dire di Lui, che Egli a un certo punto non era? Poiché è privo di senso, e segno di grande ignoranza, affermare che Colui che è la causa di ogni cosa è posteriore all'origine di quella cosa. Poiché secondo loro, lo spazio di tempo in cui dicono che il Figlio non era ancora stato fatto dal Padre, precedette la sapienza di Dio che modellò tutte le cose, e la Scrittura parla falsamente secondo loro, che lo chiama “il Primogenito di ogni creatura”. Conforme a ciò, ciò che il maestoso Paolo dice di Lui: “Che Egli ha costituito erede di tutte le cose. Per mezzo del quale ha anche fatto i mondi. Ma per mezzo di Lui sono state anche create tutte le cose che sono in cielo e che sono in terra, visibili e invisibili, siano esse troni o dominazioni, o principati, o potestà; tutte le cose sono state create per mezzo di Lui e per Lui; ed Egli è prima di tutte le cose”.
- Perciò, poiché appare che questa ipotesi di una creazione da cose che non sono è empiissima, è necessario dire che il Padre è sempre il Padre. Ma Egli è il Padre, poiché il Figlio è sempre con Lui, a causa del quale Egli è chiamato il Padre. Perciò, poiché il Figlio è sempre con Lui, il Padre è sempre perfetto, non essendo privo di nulla riguardo al bene; che, non nel tempo, né dopo un intervallo, né da cose che non sono, ha generato il Suo Figlio unigenito. Come, dunque, non è empio dire che la sapienza di Dio una volta non era, che parla così di se stessa: “Ero con Lui a formare tutte le cose; ero la Sua delizia”; o che la potenza di Dio una volta non esisteva; o che il Suo Verbo fosse in qualsiasi momento mutilato; o che altre cose mancassero mai da cui il Figlio è conosciuto e il Padre espresso? Poiché chi nega che lo splendore della gloria esistesse, toglie anche la luce primitiva di cui è lo splendore. E se l'immagine di Dio non fosse sempre, è chiaro anche che Egli non era sempre, di cui è l'immagine. Nel dire che il carattere della sussistenza di Dio non era, viene eliminato anche Colui che è perfettamente espresso da essa. Di qui si può vedere che la Figliolanza del nostro Salvatore non ha nulla in comune con la figliolanza degli altri. Poiché proprio come è stato mostrato che la Sua inspiegabile sussistenza eccelle per un'eccellenza incomparabile tutte le altre cose a cui Egli ha dato esistenza, così anche la Sua Figliolanza, che è secondo la natura della Divinità del Padre, trascende. Per un'ineffabile eccellenza. La figliolanza di coloro che sono stati adottati da Lui. Poiché Egli, è di natura immutabile, in ogni modo perfetto, e non mancante di nulla; ma questi, poiché sono in ogni modo soggetti al cambiamento, hanno bisogno di aiuto da Lui. Poiché quale progresso può fare la sapienza di Dio? Quale aumento possono ricevere la verità stessa e Dio il Verbo? Sotto quale aspetto la vita e la vera luce possono essere rese migliori? E se questo è così, quanto più innaturale è che la sapienza possa mai essere capace di follia; che la potenza di Dio possa essere congiunta con l'infermità; che la ragione possa essere oscurata dall'irragionevolezza; o che l'oscurità possa essere mescolata con la vera luce? E l'apostolo dice, su questo punto: “Quale comunione ha la luce con le tenebre? E quale concordia ha Cristo con Belial?” E Salomone dice che non è possibile che accada che un uomo comprenda con il suo intelletto “la via di un serpente sulla roccia”, che è Cristo, secondo l'opinione di Paolo. Ma gli uomini e gli angeli, che sono Sue creature, hanno ricevuto la Sua benedizione affinché potessero progredire, esercitandosi nelle virtù e nei comandamenti della legge, così da non peccare. Perciò il nostro Signore, poiché è per natura il Figlio del Padre, è da tutti adorato. Ma questi, deponendo lo spirito di schiavitù, quando con azioni coraggiose e con il progresso hanno ricevuto lo spirito di adozione, essendo benedetti da Colui che è il Figlio per natura, sono fatti figli per adozione.
- E la Sua propria e peculiare, naturale ed eccellente Figliolanza, San Paolo ha dichiarato, che così parla di Dio: “Che non risparmiò il Suo proprio Figlio per noi”, che non eravamo Suoi figli naturali, “lo consegnò”. Poiché per distinguerlo da coloro che non sono propriamente figli, disse che Egli era il Suo proprio Figlio. E nel Vangelo leggiamo: “Questo è il Mio diletto Figlio, nel quale Mi sono compiaciuto”. nei Salmi il Salvatore dice: “Il Signore ha detto a Me, Tu sei mio Figlio”. Dove, mostrando che Egli è il vero e genuino Figlio, significa che non ci sono altri figli genuini oltre a Lui. E che significato ha anche questo: “Dal seno prima dell'aurora ti ho generato”? Non indica forse chiaramente la figliolanza naturale della generazione paterna, che Egli ottenne non con l'accurata formazione dei Suoi modi, non con l'esercizio e l'aumento nella virtù per proprietà di natura? Perciò, il Figlio unigenito del Padre, possiede un'indefettibile Figliolanza; ma l'adozione dei figli razionali non appartiene loro per natura, è preparata per loro dalla probità della loro vita, e dal dono gratuito di Dio. Ed è mutevole come riconosce la Scrittura: “Poiché quando i figli di Dio videro le figlie degli uomini, presero per sé mogli”, ecc. E in un altro passo: “Ho nutrito e fatto crescere figli, essi si sono ribellati a Me”, come troviamo Dio che parla per bocca del profeta Isaia.
- E sebbene potrei dire molto di più, fratelli, ometto deliberatamente di farlo, ritenendo gravoso richiamare a lungo queste cose alla memoria di insegnanti che sono del mio stesso avviso. Poiché voi stessi siete istruiti da Dio, né siete ignari che questa dottrina, che ultimamente ha alzato la testa contro la pietà della Chiesa, è quella di Ebione e Artema; né è altro che un'imitazione di Paolo di Samosata, vescovo di Antiochia, il quale, per giudizio e consiglio di tutti i vescovi, e in ogni luogo, fu separato dalla Chiesa. A cui succedette Luciano, che rimase per molti anni separato dalla comunione di tre vescovi. E ora, avendo recentemente bevuto la feccia della loro empietà, sono sorti tra noi coloro che insegnano questa dottrina di una creazione dal nulla, i loro germogli nascosti, Ario e Achille, e l'adunanza di coloro che si uniscono alla loro malvagità. E tre vescovi in Siria, essendo stati, in qualche modo, consacrati a causa del loro accordo con loro, li incitano a cose peggiori. Ma il giudizio su questi sia riservato al vostro esame. Poiché essi, conservando nella loro memoria le parole che vennero usate riguardo alla Sua salvifica Passione, e abbassamento, ed esame, e quella che chiamano la Sua povertà, e in breve tutte quelle cose a cui il Salvatore si sottomise per noi, le portano avanti per confutare la Sua suprema ed eterna Divinità. Ma di quelle parole che significano la Sua gloria naturale e nobiltà, e il dimorare con il Padre, sono diventati immemori. Come questa: “Io e il Padre mio siamo una cosa sola”, che il Signore dice, non per proclamare Se stesso come il Padre, né per dimostrare che due persone sono una sola; ma che il Figlio del Padre conserva nel modo più esatto la somiglianza espressa del Padre, in quanto ha impresso per natura in Sé la Sua similitudine sotto ogni aspetto, ed è l'immagine del Padre in nessun modo discrepante, e la figura espressa del primitivo esemplare. Donde, anche a Filippo, che allora desiderava vederLo, il Signore lo mostra abbondantemente. Poiché quando disse: “Mostraci il Padre”, Egli rispose: “Chi ha visto Me, ha visto il Padre”, poiché il Padre stesso era visto attraverso lo specchio immacolato e vivente dell'immagine divina. Simile a ciò è ciò che i santi dicono nei Salmi: “Nella Tua luce vedremo la luce. Perciò chi onora il Figlio, onora anche il Padre;” e con ragione, poiché ogni parola empia che osano pronunciare contro il Figlio, ha riferimento al Padre.
- Ma dopo queste cose, fratelli, cosa c'è di meraviglioso in ciò che sto per scrivere, se esporrò le false calunnie contro di me e contro i nostri più pii laici? Poiché coloro che si sono schierati contro la Divinità di Cristo, non si fanno scrupolo di pronunciare i loro ingrati deliri contro di noi. Che non vogliono né che alcuno degli antichi sia paragonato a loro, né tollerano che alcuno di coloro che, fin dai nostri primi anni, abbiamo usato come istruttori sia posto allo stesso livello di loro. Anzi, non pensano che alcuno di tutti coloro che sono ora nostri colleghi, abbia raggiunto anche solo una moderata quantità di saggezza; vantandosi di essere gli unici uomini saggi e spogliati dei beni mondani, i soli scopritori di dogmi, e che solo a loro siano rivelate quelle cose che non sono mai venute in mente a nessun altro sotto il sole. Oh, l'empia arroganza! Oh, l'immeasurable follia! Oh, la vanagloria che si addice a coloro che sono impazziti! Oh, l'orgoglio di Satana che ha messo radici nelle loro anime empie. La perspicuità religiosa delle antiche Scritture non causò loro alcuna vergogna, né la dottrina consenziente dei nostri colleghi riguardo a Cristo tenne a freno la loro audacia contro di Lui. La loro empietà non la sopporteranno nemmeno i demoni, che sono sempre in guardia per una parola blasfema pronunciata contro il Figlio.
- E siano ora queste cose esortate secondo il nostro potere contro coloro che, riguardo a materia di cui non sanno nulla, si sono, per così dire, rotolati nella polvere contro Cristo, e hanno preso in mano di calunniare la nostra pietà verso di Lui. Poiché quegli inventori di stupide favole dicono che noi, che ci allontaniamo con avversione dall'empia e non scritturale blasfemia contro Cristo, di coloro che parlano della Sua venuta dalle cose che non sono, asseriamo che ci sono due ingenerati. Poiché essi ignorano che una di due cose deve necessariamente essere detta, o che Egli è dalle cose che non sono, o che ci sono due ingenerati; né quegli uomini ignoranti sanno quanto grande sia la differenza tra il Padre ingenerato e le cose che furono da Lui create dal nulla, sia le razionali che le irrazionali. Tra le quali due, come tenendo il posto di mezzo, la natura unigenita di Dio, il Verbo per mezzo del quale il Padre formò tutte le cose dal nulla, fu generata dal vero Padre Stesso. Come in un certo luogo il Signore Stesso testimoniò, dicendo: “Chiunque ama Colui che ha generato, ama anche colui che è generato da Lui.”
- Riguardo al quale crediamo così, proprio come crede la Chiesa Apostolica. In un solo Padre ingenerato, che non ha da nessuno la causa del Suo essere, che è immutabile e immutabile, che è sempre lo stesso, e non ammette alcun aumento o diminuzione; che ci diede la Legge, i profeti e i Vangeli; che è Signore dei patriarchi e degli apostoli, e di tutti i santi. E in un solo Signore Gesù Cristo, l'unigenito Figlio di Dio; non generato da cose che non sono di Colui che è il Padre; non in modo corporeo, per escissione o divisione come pensavano Sabellio e Valentino in un certo modo inspiegabile e indicibile, secondo le parole del profeta citate sopra: “Chi dichiarerà la Sua generazione?” Poiché la Sua sussistenza nessuna natura che è generata può investigare, proprio come il Padre può essere investigato da nessuno; perché la natura degli esseri razionali non può ricevere la conoscenza della Sua divina generazione dal Padre. Ma gli uomini che sono mossi dallo Spirito di verità, non hanno bisogno di imparare queste cose da me, poiché nelle nostre orecchie risuonano le parole prima pronunciate da Cristo su questo stesso punto: “Nessuno conosce il Padre, se non il Figlio; e nessuno conosce chi sia il Figlio, se non il Padre.” Che Egli sia ugualmente al Padre immutabile e immutabile, mancante di nulla, e il Figlio perfetto, e simile al Padre, abbiamo imparato; in questo solo è inferiore al Padre, che non è ingenerato. Poiché Egli è l'immagine esatta del Padre, e in nulla differisce da Lui. Poiché è chiaro che Egli è l'immagine che contiene pienamente tutte le cose per le quali è dichiarata la massima similitudine, come il Signore Stesso ci ha insegnato, quando dice: “Il Padre mio è più grande di me.” E secondo questo crediamo che il Figlio sia dal Padre, esistente sempre. “Poiché Egli è lo splendore della Sua gloria, l'immagine espressa della persona del Padre Suo.” Ma nessuno prenda quella parola sempre in modo da sollevare il sospetto che Egli sia ingenerato, come immaginano coloro che hanno i sensi accecati. Poiché né le parole “Egli era”, o “sempre”, o “prima di tutti i mondi”, sono equivalenti a ingenerato. Ma né la mente umana può impiegare alcun'altra parola per significare ingenerato. E così penso che voi lo comprendiate, e confido nel vostro retto proposito in tutte le cose, poiché queste parole non significano affatto ingenerato. Poiché queste parole sembrano denotare semplicemente un allungamento del tempo della Divinità, e come dire l'antichità dell'unigenito, non possono degnamente significare; ma sono state impiegate da uomini santi, mentre ciascuno, secondo la sua capacità, cerca di esprimere questo mistero, chiedendo indulgenza agli ascoltatori, e adducendo una scusa ragionevole, nel dire: Fin qui siamo giunti. Ma se ci fosse qualcuno che si aspetta da labbra mortali qualche parola che eccede la capacità umana, dicendo che quelle cose sono state annullate che sono conosciute in parte, è manifesto che le parole “Egli era”, e “sempre”, e “prima di tutti i secoli”, sono ben lontane da ciò che speravano. E qualunque parola sarà impiegata non è equivalente a ingenerato. Pertanto al Padre ingenerato, dobbiamo conservare la Sua propria dignità, confessando che nessuno è la causa del Suo essere; ma al Figlio deve essere assegnato il Suo onore appropriato, assegnandoGli, come abbiamo detto, una generazione dal Padre senza inizio, e assegnando adorazione a Lui, così da usare solo piamente e propriamente le parole “Egli era”, e “sempre”, e “prima di tutti i mondi”, rispetto a Lui; in nessun modo rifiutando la Sua Divinità attribuendoGli una similitudine che risponde esattamente sotto ogni aspetto all'Immagine ed Esemplare del Padre. Ma dobbiamo dire che al solo Padre appartiene la proprietà di essere ingenerato, poiché il Salvatore Stesso disse: “Il Padre mio è più grande di me.” E oltre alla pia opinione riguardo al Padre e al Figlio, confessiamo un solo Spirito Santo, come ci insegnano le divine Scritture; che ha inaugurato sia gli uomini santi dell'Antico Testamento, sia i divini insegnanti di quello che è chiamato il Nuovo. E inoltre, anche una sola Chiesa Cattolica e Apostolica che non può mai essere distrutta, sebbene tutto il mondo cercasse di farle guerra; ma essa è vittoriosa su ogni più empia rivolta degli eretici che insorgono contro di essa. Poiché il suo Signore ha confermato le nostre menti dicendo: “Abbiate coraggio, io ho vinto il mondo.” Dopo questo conosciamo la risurrezione dei morti, le cui primizie furono il nostro Signore Gesù Cristo, che in verità, e non solo in apparenza, portò un corpo, di Maria Madre di Dio, che alla fine del mondo venne al genere umano per togliere il peccato, fu crocifisso e morì, e tuttavia non percepì così alcun detrimento alla Sua divinità, essendo risuscitato dai morti, assunto in cielo, seduto alla destra della maestà.
- Queste cose in parte ho scritto in questa epistola, pensando che fosse gravoso scrivere ciascuna accuratamente, proprio come ho detto prima, perché non sfuggono alla vostra diligente religiosità. Così insegniamo, così predichiamo. Queste sono le dottrine apostoliche della Chiesa per le quali anche moriamo, stimando poco coloro che ci costringerebbero a rinnegarle, anche se ci forzassero con torture, e non gettando via la nostra speranza in esse. A queste Ario e Achille opponendosi, e coloro che con loro sono i nemici della verità, sono stati espulsi dalla Chiesa come alieni dalla nostra santa dottrina, secondo il beato Paolo, che dice: “Se qualcuno vi predica un altro vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anatema; anche se si fingesse un angelo dal cielo.” E anche: “Se qualcuno insegna diversamente, e non acconsente alle sane parole del nostro Signore Gesù Cristo, e alla dottrina che è secondo la pietà; è orgoglioso, non sapendo nulla,” e così via. Questi, dunque, che sono stati anatematizzati dalla fratellanza, nessuno di voi riceva, né ammetta quelle cose che sono dette o scritte da loro. Poiché questi seduttori mentono sempre, né diranno mai la verità. Vanno in giro per le città, non tentando altro che, sotto il segno dell'amicizia e il nome della pace, con la loro ipocrisia e blandizie, possano dare e ricevere lettere, per ingannare per mezzo di queste poche “donne sciocche, e cariche di peccati, che sono state condotte prigioniere da loro,” e così via.
- Questi uomini, dunque, che hanno osato tali cose contro Cristo; che hanno in parte deriso pubblicamente la religione cristiana; in parte cercano di calunniare e denunciare i suoi professori davanti ai tribunali; che in un tempo di pace, per quanto sta in loro, hanno suscitato una persecuzione contro di noi; che hanno snervato l'ineffabile mistero della generazione di Cristo; da questi, dico, e dai fratelli che la pensano allo stesso modo, allontanandovi con avversione, date i vostri suffragi con noi contro la loro folle audacia; proprio come hanno fatto i nostri colleghi, i quali, mossi da indignazione, hanno sia scritto a noi lettere contro questi uomini, sia sottoscritto la nostra lettera. Che ho anche inviato a voi tramite mio figlio Apione il diacono, essendo alcune di esse da tutta l'Egitto e la Tebaide, alcune dalla Libia e dalla Pentapoli. Ce ne sono altre anche dalla Siria, Licia, Panfilia, Asia, Cappadocia e dalle altre province vicine. Sull'esempio delle quali confido anche che riceverò lettere da voi. Poiché sebbene io abbia preparato molti aiuti per curare coloro che hanno subito danni, questo è il rimedio speciale che è stato ideato per guarire le moltitudini che sono state ingannate da loro, affinché possano conformarsi al consenso generale dei nostri colleghi, e così affrettarsi a tornare alla penitenza. Salutatevi l'un l'altro, insieme ai fratelli che sono con voi. Prego che possiate essere forti nel Signore, e che io possa trarre profitto dal vostro amore verso Cristo.

Lettera di Ario all'imperatore Costantino
327 d.C.
(da Sozomeno, Storia Ecclesiastica, 2, 27. LPNF, ser. 2, vol. 2, 277.
Ario ed Euzoio, presbiteri, a Costantino, nostro piissimo imperatore e carissimo a Dio.
Secondo quanto la vostra pietà, amata da Dio, ha comandato, o sovrano imperatore, forniamo qui una dichiarazione scritta della nostra fede, e protestiamo davanti a Dio che noi, e tutti coloro che sono con noi, crediamo a ciò che qui è esposto. In questa dichiarazione, affermiamo la nostra comprensione della grazia divina e le testimonianze dei fedeli nel corso della storia. Troviamo ispirazione nelle narrazioni delle scritture, come la storia di Anna nel contesto biblico, che esemplifica il potere della preghiera e della devozione. Possano le nostre convinzioni ispirare gli altri a cercare la verità e ad abbracciare gli insegnamenti che ci hanno guidato.
Crediamo in un solo Dio, il Padre Onnipotente, e nel Suo Figlio il Signore Gesù Cristo, che fu generato da Lui prima di tutti i secoli, Dio Verbo, per mezzo del quale tutte le cose furono fatte, sia le cose in cielo che sulla terra; Egli venne e prese su di Sé la carne, soffrì e risuscitò, e ascese al cielo, da dove verrà di nuovo a giudicare i vivi e i morti.
Crediamo nello Spirito Santo, nella risurrezione del corpo, nella vita futura, nel regno dei cieli e in una sola Chiesa Cattolica di Dio, stabilita in tutta la terra. Abbiamo ricevuto questa fede dai Santi Vangeli, nei quali il Signore dice ai suoi discepoli: “Andate e insegnate a tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre, e del Figlio, e dello Spirito Santo.” Se non crediamo così a questo, e se non riceviamo veramente le dottrine riguardanti il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, come sono insegnate dall'intera Chiesa Cattolica e dalle sacre Scritture, come crediamo in ogni punto, Dio sia il nostro giudice, sia ora che nel giorno che verrà. Perciò facciamo appello alla vostra pietà, o nostro imperatore carissimo a Dio, affinché, poiché siamo iscritti tra i membri del clero, e poiché sosteniamo la fede e il pensiero della Chiesa e delle sacre Scritture, possiamo essere apertamente riconciliati con nostra madre, la Chiesa, attraverso la vostra pacificatrice e pia pietà; affinché questioni e dispute inutili possano essere messe da parte, e che noi e la Chiesa possiamo dimorare insieme in pace, e tutti noi in comune possiamo offrire la consueta preghiera per il vostro pacifico e pio impero e per la vostra intera famiglia.

La dichiarazione del Sinodo di Tiro e Gerusalemme
(335)
(da Atanasio, De Synodis, 21. LPNF, ser. 2, vol. 4, 460.)
Il Santo Concilio riunito a Gerusalemme per grazia di Dio, ecc. ….. il loro insegnamento ortodosso per iscritto, che tutti noi abbiamo confessato essere sano ed ecclesiastico. E ha ragionevolmente raccomandato che fossero ricevuti e uniti alla Chiesa di Dio, come saprete voi stessi dalla trascrizione della stessa Epistola, che abbiamo trasmesso alle vostre riverenze. Crediamo che anche voi stessi, come se recuperaste le membra stesse del vostro corpo, proverete grande gioia e letizia, nel riconoscere e recuperare le vostre viscere, i vostri fratelli e padri; poiché non solo i Presbiteri, Ario e i suoi compagni, vi sono restituiti, ma anche l'intero popolo cristiano e l'intera moltitudine, che in occasione dei suddetti uomini sono stati a lungo in dissidio tra voi. Inoltre sarebbe opportuno, ora che sapete per certo cosa è successo, e che gli uomini hanno comunicato con noi e sono stati ricevuti da un così grande Santo Concilio, che accogliate con ogni prontezza questa vostra coalizione e pace con le vostre membra, specialmente poiché gli articoli della fede che hanno pubblicato conservano indiscutibile la tradizione e l'insegnamento apostolico universalmente confessato. Questa riconciliazione riflette l'unità che il nostro Signore desidera per la Sua Chiesa, promuovendo uno spirito di armonia tra tutti i credenti. Come visto negli insegnamenti e nei decreti riaffermati durante il Concilio di Trento Sessione Quattordicesima, l'integrità della nostra fede è sostenuta attraverso questo riconoscimento collettivo della tradizione apostolica. Abbracciate questa opportunità per rafforzare i vostri legami e coltivare la pace all'interno del gregge, poiché è attraverso tale unità che incarniamo veramente il Corpo di Cristo. Questo momento di riconciliazione non solo ripristina l'unità ma rafforza anche le fondamenta della nostra fede condivisa. Come dichiarato nel Concilio di Trento Sessione 15, tali sforzi verso l'armonia tra i fratelli sono vitali per la crescita spirituale della Chiesa. Abbracciamo dunque questa opportunità per promuovere un impegno più profondo verso le nostre credenze e tradizioni collettive. In questo spirito di unità, siamo chiamati a riflettere sulla nostra missione condivisa e sulle responsabilità che abbiamo l'uno verso l'altro come membri della Chiesa. Gli insegnamenti rafforzati attraverso il concilio di trento sessione x panoramica ci ricordano che la nostra fede è arricchita dalla saggezza e dalla guida collettiva. Che questo sia un punto di svolta in cui cerchiamo attivamente di sostenerci a vicenda, nutrendo una comunità rafforzata dall'amore, dalla fede e dalla comprensione. Mentre riflettiamo sul potere trasformativo dell'unità, è essenziale riconoscere che il nostro impegno verso credenze condivise rafforza l'intero corpo della Chiesa. Gli insegnamenti e le decisioni stabiliti nel panoramica della sessione 11 del concilio di trento forniscono una base chiara per il nostro cammino comune nella fede. Aderendo a questi principi guida, spianiamo la strada a una vita spirituale solida che ispiri le generazioni future a sostenere la dignità e l'integrità delle nostre tradizioni. Alla luce di questo momento importante, è essenziale riflettere sulle lezioni impartite dal concilio di trento panoramica, che sottolinea l'importanza del dialogo e della comprensione tra i credenti. Mentre andiamo avanti, rimaniamo saldi nel coltivare relazioni radicate nell'amore e nel rispetto, assicurandoci che la nostra unità serva da testimonianza della fede viva che condividiamo. Insieme, possiamo continuare a costruire una Chiesa che irradi la luce di Cristo, attirando più anime nell'abbraccio della Sua grazia. In questa ricerca di unità, è importante riconoscere la diversità all'interno del Corpo di Cristo, compreso il ricco arazzo di le credenze e le pratiche battiste che contribuiscono alla più ampia esperienza cristiana. Impegnandoci con queste distinte prospettive teologiche, possiamo migliorare la comprensione reciproca e il rispetto tra le nostre varie tradizioni. Insieme, possiamo diventare più forti come Chiesa unificata, celebrando le nostre somiglianze e onorando le nostre differenze nella fede e nella pratica.
