
Sessione 16: PER LA SOSPENSIONE DEL CONCILIO
Essendo la sesta, e l'ultima sotto il Sommo Pontefice Giulio III, celebrata il ventottesimo giorno di aprile, MDLII.
Il sacro e santo, ecumenico e generale Sinodo di Trento, legittimamente riunito nello Spirito Santo, presieduto dai reverendissimi signori Sebastiano, Arcivescovo di Siponto, e Aloisio, Vescovo di Verona, Nunzi Apostolici, sia a nome proprio che a nome del reverendissimo e illustre signore, il Legato Marcello Crescenzio, Cardinale della santa Chiesa romana, del titolo di San Marcello, assente per una gravissima malattia, non dubita che sia ben noto a tutti i cristiani che questo Concilio ecumenico di Trento fu dapprima convocato e riunito da Paolo, di felice memoria, e fu in seguito, su istanza dell'augustissimo Imperatore Carlo V, ripristinato dal nostro santissimo signore Giulio III, per questa causa specialmente, che potesse riportare al suo stato originario la religione, miseramente divisa in diverse opinioni in molte parti del mondo, e specialmente in Germania; e potesse emendare gli abusi e i costumi più corrotti dei cristiani; e poiché moltissimi Padri, senza alcun riguardo per le loro fatiche e pericoli personali, si erano a tal fine allegramente riuniti da diversi paesi, e gli affari procedevano seriamente e felicemente, nel mezzo di un grande concorso di fedeli, e non vi era poca speranza che quei tedeschi che avevano suscitato queste novità venissero al Concilio, e che fossero così disposti ad acconsentire unanimemente alle veritiere ragioni della Chiesa; quando una sorta di luce, alla fine, sembrava essere sorta sulle cose; e la comunità cristiana, prima così abbattuta e afflitta, cominciava a sollevare il capo; improvvisamente tali tumulti e guerre furono accesi dall'astuzia del nemico del genere umano, che il Sinodo fu costretto con grande disagio a fare una pausa, per così dire, e a interrompere il suo corso, e ogni speranza di ulteriore progresso in quel momento fu tolta; e tanto lontano fu il santo Sinodo dal rimediare ai mali e ai problemi esistenti tra i cristiani, che, contrariamente alla sua intenzione, irritò piuttosto che calmare gli animi di molti. Alla luce di queste sfide, il concilio di trento sessione ventiquattro fu convocato per affrontare le divisioni in corso e per riaffermare gli insegnamenti della Chiesa in mezzo al tumulto. I Padri del Sinodo riconobbero l'urgente bisogno di chiarezza e unità, impegnandosi ad affrontare le questioni che avevano portato alla frammentazione della comunità cristiana. Questa sessione mirava non solo ad affrontare le dispute teologiche, ma anche a ripristinare un senso di pace e cooperazione tra i fedeli, promuovendo un ambiente favorevole alla guarigione e alla riconciliazione. Nonostante queste sfide, i Padri dell'assemblea rimasero risoluti nella loro missione, cercando opportunità di dialogo e riconciliazione tra le fazioni della Chiesa. Comprendevano che il ripristino dell'unità era essenziale per il benessere spirituale dei cristiani ovunque, come evidenziato nei documenti del Concilio di Trento Sessione XX. Pertanto, continuarono a pregare per la guida divina e la saggezza per affrontare le dispute che minacciavano il tessuto stesso della cristianità. Nonostante queste sfide, il santo Sinodo perseverò nei suoi impegni e cercò infine di riaffermare i suoi principi durante il concilio di trento sessione 21. I Padri del Concilio, non scoraggiati dal tumulto che li circondava, si dedicarono a chiarire e consolidare gli insegnamenti della Chiesa, speranzosi che i loro sforzi avrebbero infine portato a una riconciliazione tra i fedeli divisi. In questo spirito di determinazione, si sforzarono di affrontare le questioni urgenti del giorno, mirando a ripristinare l'unità e la fede all'interno della comunità cristiana. In questo contesto, il Concilio di Trento Sessione Diciassette fu segnata da un rinnovato impegno ad affrontare le questioni urgenti del giorno. Nonostante il tumulto e il dissenso, i Padri riuniti cercarono risolutamente di rafforzare i principi della fede e promuovere l'unità tra i cristiani. I loro sforzi, tuttavia, rimasero una testimonianza delle sfide affrontate, sottolineando la necessità di perseveranza nel perseguimento dell'armonia ecclesiastica. In questo contesto, una panoramica completa del concilio di trento panoramica riflette i significativi sforzi intrapresi dai Padri per affrontare non solo le immediate preoccupazioni teologiche, ma anche le più ampie implicazioni dei loro insegnamenti per il futuro della Chiesa. Mentre navigavano nelle complessità del ripristino dell'unità, l'impegno del Sinodo per il dialogo e la comprensione emerse come una pietra miliare del loro approccio, sottolineando l'importanza degli sforzi collaborativi nel sanare le divisioni all'interno della cristianità. In definitiva, il loro spirito resiliente e la dedizione al perseguimento della verità hanno favorito un senso di speranza che l'armonia potesse alla fine essere ripristinata tra i fedeli.
Poiché, dunque, il suddetto santo Sinodo percepiva che tutti i luoghi, e specialmente la Germania, erano in fiamme per le armi e la discordia; che quasi tutti i vescovi tedeschi, e in particolare i Principi Elettori, si erano ritirati dal Concilio, per provvedere alle proprie chiese; decise di non lottare contro una necessità così pressante, ma di tacere fino a tempi migliori; affinché i Padri, che ora non potevano agire, potessero tornare alle proprie chiese per prendersi cura delle proprie pecore, e non consumare più il loro tempo nell'inattività, inutile sotto entrambi gli aspetti.
E di conseguenza, poiché lo stato dei tempi lo ha richiesto, decreta che il progresso di questo Sinodo ecumenico di Trento sia sospeso per due anni, come lo sospende con il presente decreto; con questa condizione tuttavia, che se le cose si sistemassero prima, e la precedente tranquillità fosse ripristinata, cosa che spera accadrà presto per la benedizione dell'Iddio buono e onnipotente, il progresso del Concilio sarà considerato (come ripreso, e) avere la sua piena forza, potere e autorità. Ma se, che Dio non voglia, i legittimi impedimenti suddetti non fossero stati rimossi allo scadere dei due anni, la suddetta sospensione sarà, non appena tali impedimenti saranno cessati, considerata rimossa, e il Concilio sarà, e si intenderà essere, ripristinato nella sua piena forza e autorità, senza un'altra nuova convocazione, essendo stati dati a questo decreto il consenso e l'autorità di Sua Santità e della santa Sede Apostolica. Nel frattempo, tuttavia, questo santo Sinodo esorta tutti i principi cristiani, e tutti i prelati, a osservare, e rispettivamente a far osservare, per quanto li riguarda, nei propri regni, domini e chiese, tutte e singole le cose che sono state finora ordinate e decretate da questo sacro Concilio ecumenico.

BOLLA PER LA CELEBRAZIONE DEL CONCILIO DI TRENTO, SOTTO IL SOMMO PONTEFICE PIO IV
Paolo, Vescovo, servo dei servi di Dio, per la perpetua memoria di ciò.
Immediatamente dopo essere stato chiamato, per la sola misericordia di Dio, al Governo della Chiesa, sebbene ineguale a un così grande peso, gettando gli occhi della nostra mente su ogni parte della comunità cristiana, e osservando, non senza grande orrore, quanto lontano e ampiamente la pestilenza dell'eresia e dello scisma avesse penetrato, e quanto i costumi del popolo cristiano avessero bisogno di correzione; abbiamo iniziato, come richiedeva il dovere del nostro ufficio, ad applicare la nostra cura e i nostri pensieri ai mezzi per estirpare le suddette eresie, per eliminare uno scisma così grande e così pernicioso, e per emendare i costumi così corrotti e depravati.
E poiché eravamo consapevoli che, per la guarigione di questi mali, quel rimedio era il più adatto che questa Santa Sede era solita applicare, abbiamo formato la risoluzione di convocare, e, con l'aiuto di Dio, di celebrare un Concilio ecumenico e generale. Quel Concilio era stato infatti già indetto dai nostri predecessori, Paolo III, di felice memoria, e da Giulio, suo successore; ma, essendo stato spesso ostacolato e interrotto da varie cause, non poté essere portato a conclusione. Poiché Paolo, dopo averlo indetto prima per la città di Mantova, poi per Vicenza, per certe ragioni espresse nelle sue lettere, prima di tutto lo sospese, e in seguito lo trasferì a Trento. Poi, dopo che il tempo della sua celebrazione era stato, per certe ragioni, anch'esso posticipato, alla fine, rimossa la sospensione, fu iniziato nella suddetta città di Trento. Ma, dopo che furono tenute alcune Sessioni, e fatti alcuni decreti, il suddetto Concilio in seguito, per certe ragioni, con il concorso anche della Sede Apostolica, si trasferì a Bologna.
Ma Giulio, che gli succedette, lo richiamò nella stessa città di Trento, momento in cui furono fatti alcuni altri decreti. Ma poiché nuovi tumulti furono sollevati nelle parti vicine della Germania, e una guerra ferocissima fu accesa in Italia e in Francia, il Concilio fu nuovamente sospeso e posticipato; il nemico del genere umano, vale a dire, si sforzava, gettando difficoltà su difficoltà e ostacoli sulla strada, di ritardare almeno il più a lungo possibile, sebbene incapace di impedire del tutto, una cosa così vantaggiosa per la Chiesa. Ma quanto grandemente, nel frattempo, le eresie siano aumentate e moltiplicate, e propagate, quanto ampiamente lo scisma si sia diffuso, non possiamo né pensare, né raccontare senza il più grande dolore d'animo. Ma alla fine il Signore, buono e misericordioso, che non è mai così adirato da non ricordare la misericordia, si è degnato di concedere pace e unanimità ai re e ai principi cristiani. Opportunità che ci viene offerta, abbiamo, confidando nella Sua misericordia, concepito la più forte speranza che, per mezzo del suddetto Concilio, si possa porre fine a questi mali così gravi della Chiesa.
Abbiamo, pertanto, giudicato che la celebrazione dello stesso non debba più essere differita; al fine che scismi ed eresie possano essere eliminati; che i costumi possano essere corretti e riformati; che la pace possa essere preservata tra i principi cristiani. Perciò, dopo matura deliberazione avuta con i nostri venerabili fratelli Cardinali della santa Chiesa romana, e avendo anche fatto conoscere questo nostro proposito ai nostri carissimi figli in Cristo, Ferdinando, Imperatore eletto dei Romani, e altri re e principi che, – proprio come ci eravamo ripromessi dalla loro straordinaria pietà e saggezza, – abbiamo trovato molto pronti ad aiutare nella celebrazione del suddetto Concilio: Noi, – a lode, onore e gloria di Dio Onnipotente, e per il bene della Chiesa Universale, e confidando e sostenuti dall'autorità di Dio Stesso, e dei Beati Apostoli Pietro e Paolo, la quale (autorità) esercitiamo anche sulla terra, – indiciamo un sacro Concilio ecumenico e generale nella città di Trento per il prossimo giorno sacratissimo della Risurrezione del Signore; e Ordiniamo e stabiliamo che, rimossa ogni sospensione, esso vi sia celebrato. Perciò, esortiamo e ammoniamo seriamente nel Signore, e ordiniamo e comandiamo rigorosamente, – in virtù della santa obbedienza, e per l'obbligo del giuramento che hanno prestato, e sotto le pene che sanno essere stabilite dai sacri canoni contro coloro che trascurano di riunirsi ai Concili generali, – i nostri venerabili fratelli di tutte le nazioni, patriarchi, arcivescovi, vescovi, e i nostri amati figli gli abati, e altri che, per diritto comune, o per privilegio, o antica consuetudine, sono autorizzati a sedere, e dare la loro opinione in un Concilio generale, di riunirsi, entro il suddetto giorno, per celebrare un Concilio; a meno che non siano impediti da un legittimo impedimento, impedimento che tuttavia saranno tenuti a provare al Sinodo tramite legittimi procuratori.
Inoltre ammoniamo tutti e ciascuno, che ciò riguarda e può riguardare, che non manchino di essere presenti al Concilio. Ed esortiamo e supplichiamo i nostri carissimi figli in Cristo, l'Imperatore eletto dei Romani, e gli altri re e principi cristiani, – che sarebbe sinceramente da desiderare potessero essere presenti al Concilio, – che, qualora non potessero essere essi stessi presenti, inviino almeno uomini prudenti, gravi e pii come loro ambasciatori, per essere presenti in loro nome; e che si prendano cura diligente, degna della loro pietà, che i prelati dei loro regni e domini compiano, senza negazione o ritardo, il loro dovere verso Dio e la Chiesa in questa congiuntura così urgente: non dubitando che provvederanno anche affinché sia mantenuto un passaggio sicuro e libero attraverso i loro regni e domini per i prelati e i loro domestici, accompagnatori, e tutti gli altri che si stanno recando o ritornando dal Concilio, e che siano trattati e ricevuti in tutti i luoghi con gentilezza e cortesia; come noi provvederemo similmente per quanto ci riguarda, che abbiamo deciso di non omettere nulla che possa da noi, che siamo stati posti in questa posizione, essere fatto verso il completamento di un'opera così pia e salutare; cercando, come Dio sa, nient'altro, non proponendo nient'altro, nel celebrare questo Concilio, se non l'onore di Dio, il recupero e la salvezza delle pecore che sono disperse, e la perpetua tranquillità e riposo della comunità cristiana. E al fine che questa lettera, e il contenuto della stessa possano giungere a conoscenza di tutti coloro che ne sono interessati, e che nessuno possa addurre come scusa di non esserne a conoscenza, specialmente poiché potrebbe non esserci, forse, libero accesso a tutti coloro che dovrebbero essere informati di questa nostra lettera:
Vogliamo e ordiniamo che, nella Basilica Vaticana del principe degli apostoli, e nella Chiesa Lateranense, nel momento in cui il popolo è solito riunirsi lì per essere presente alle solennità della messa, sia letta pubblicamente a voce alta da ufficiali della nostra corte, o da alcuni notai pubblici; e che sia, dopo essere stata letta, affissa alle porte delle suddette chiese, anche ai cancelli della Cancelleria apostolica, e nel luogo consueto in Campo di Fiore, dove sarà lasciata per qualche tempo per essere letta e resa nota a tutti gli uomini: e quando rimossa da lì, copie della stessa rimarranno affisse in quegli stessi luoghi. Poiché vogliamo che, essendo così letta, pubblicata e affissa, questa lettera obblighi e vincoli, dopo un intervallo di due mesi dal giorno in cui è stata pubblicata e affissa, tutti e ciascuno di coloro che include, proprio come se fosse stata comunicata e letta loro di persona. E ordiniamo e decretiamo che, senza alcun dubbio, sia data fede alle copie della stessa scritte, o sottoscritte, dalla mano di un notaio pubblico, e garantite dal sigillo di qualche persona costituita in dignità ecclesiastica. Pertanto, nessuno infranga questa nostra lettera di indizione, statuto, decreto, precetto, ammonizione ed esortazione, o con temeraria audacia vada contro di essa. Ma se qualcuno presumerà di tentare ciò, sappia che incorrerà nell'indignazione di Dio Onnipotente, e dei Suoi Beati Apostoli, Pietro e Paolo.
Dato a Roma, presso San Pietro, nell'anno MDLX dell'Incarnazione del Signore, il terzo delle calende di dicembre, nel primo anno del nostro Pontificato.
ANTONIUS FLORIBELLUS LAVELLINUS.
BARENGUS.
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