Voti nuziali cristiani: le parole tradizionali e il loro significato

  • Il voto tradizionale, tratto dal Book of Common Prayer del 1928, prevede che l'altro venga preso “per averti e tenerti da questo giorno in avanti, nel bene e nel male, nella ricchezza e nella povertà, nella malattia e nella salute, per amarti e onorarti, finché morte non ci separi.”
  • Le sue parole sono più antiche del Libro di Preghiere: il rito medievale di Sarum conteneva già il voto inglese che terminava con “therto I plight the my trouthe.”
  • “Plight one’s troth” significa impegnarsi alla fedeltà; “till death us do part” significa finché la morte non ci separi.
  • I cattolici chiamano i voti consenso: tre domande, poi una dichiarazione in una delle forme dell'Ordine per la Celebrazione del Matrimonio, fornita dalla parrocchia.
  • Il matrimonio ortodosso non prevede voti parlati; il sacerdote chiede il libero consenso della coppia, poi benedice gli anelli e li incorona.
  • Le forme metodiste, presbiteriane, battiste e luterane più antiche mantengono la stessa promessa con parole proprie, e alcune non prevedevano l'anello.
  • I matrimoni cattolici, ortodossi ed episcopali usano parole prestabilite; altrove è il ministro a decidere se una coppia può scrivere i propri voti.

In the traditional Christian wedding vow, each takes the other “to have and to hold from this day forward, for better for worse, for richer for poorer, in sickness and in health, to love and to cherish, till death us do part.” Churches word the promise in different ways, and an Orthodox wedding has no spoken vows at all. The traditional vow, word for word In the Episcopal Church’s 1928 Book of Common Prayer, the minister first asks each of…

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